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Appartenenza al femminile: a Palermo l’integrazione nasce dalle donne

29-12-2025 15:50

Redazione

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Appartenenza al femminile: a Palermo l’integrazione nasce dalle donne

A Palermo, nello Spazio Sicuro per donne e ragazze (WGSS) del Centro Penc, prende forma un’esperienza che è molto più di un progetto: è un percorso di rinascita

A Palermo, nello Spazio Sicuro per donne e ragazze (WGSS) del Centro Penc, prende forma un’esperienza che è molto più di un progetto: è un percorso di rinascita. Qui i laboratori ludico-ricreativi del programma europeo LGNET3, sostenuto dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021–2027 e promosso dal Comune di Palermo insieme a Sviluppo Solidale, Fondazione Ebbene ETS e Fondazione Don Calabria ETS, stanno diventando un motore di appartenenza, offrendo alle donne migranti strumenti concreti per abitare il territorio italiano con più fiducia e libertà.
 

Il calendario è ricco: dallo sportello etnopsicologico ai laboratori di arteterapia mamma-bambino, dagli spazi di gioco dedicati ai più piccoli ai percorsi di potenziamento linguistico. Ogni attività intercetta bisogni profondi e quotidiani, e la partecipazione continua a crescere: segno che l’offerta è sentita come necessaria, ma anche che il modello proposto sa essere inclusivo, accogliente e rispettoso delle differenze culturali.


 

Dietro ogni laboratorio c’è un team multidisciplinare: psicologhe, mediatrici, operatrici legali, case manager. Professioniste che non si limitano a condurre le attività, ma che si prendono cura della persona nella sua interezza. Dal benessere mentale — senza il quale ogni percorso di inserimento lavorativo sarebbe impensabile — alla mediazione linguistica, che restituisce sicurezza e consapevolezza, rendendo le donne protagoniste del proprio cammino di integrazione.


 

«Questi laboratori muovono processi di autosupporto», racconta una delle operatrici. E i fatti lo confermano: il peer-to-peer tra donne ha già innescato reti di sostegno che vanno oltre le mura del centro, trasformandosi in comunità solidali. Le esperte diventano così leader di comunità e modelli di riferimento, capaci di ispirare fiducia e aprire nuove possibilità, non solo per le beneficiarie, ma per l’intero territorio.


 

Di certo le criticità non mancano: spazi spesso insufficienti nei momenti di maggiore affluenza, necessità di raggiungere nuove potenziali beneficiarie. Ma i risultati sono già tangibili. L’arteterapia rafforza il legame madre-figlio e l’autostima, lo sportello etnopsicologico intercetta fragilità profonde, i laboratori linguistici aprono porte di cittadinanza.

 

Integrare significa creare appartenenza e Palermo, con queste esperienze, si conferma laboratorio di convivenza, dove la cura diventa il primo passo verso l’inclusione.


 

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