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Se il Recovery plan non premia il Mezzogiorno…

23-04-2021 16:14

Edoardo Barbarossa

Il Blog di Èbbene,

Se il Recovery plan non premia il Mezzogiorno…

Il Recovery plan è una grande opportunità per l’Italia e particolarmente per il Sud.

 

 

 

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Non si sono mai visti tanti soldi, volendo essere provocatorio “più virus, più soldi”,il Recovery plan è una grande opportunità per l’Italia e particolarmente per il Sud. Lo hanno compreso i Sindaci del Sud, hanno visto le prime scelte operate dal Governo Draghi, che privilegiano maggiormente la porzione settentrionale del Paese, quella più conglobata con il resto dell’Europa, forse anche quella che è stata più colpita dalla pandemia.

 

Ciò che mi colpisce delle prime scelte del Governo Draghi, è la “deriva autoritaria” delle scelte, la nomina di Commissari per assicurare il raggiungimento degli obiettivi per le grandi opere infrastrutturali. Il Governatore certifica, in buona sostanza, l’incapacità dei governi regionali e locali di spendere i tanti soldi presto e bene. Al Sud, per la verità, siamo da sempre “specialisti” della restituzione di ingenti somme della Programmazione comunitaria, per l’incapacità di spesa o per una spesa fatta senza il giusto criterio. Peraltro, spesso è capitato che ingenti somme di denari pubblici siano state oggetto di attenzioni da parte della criminalità organizzata o di sistemi corruttivi.

 

Da meridionale, capisco un Governo che non dia fiducia al Sud, vista la sua incapacità o incongruità di spesa, ma mi compiaccio della levata di scudi dei Sindaci del “Recovery Sud”, che denunciano l’attribuzione del solo 33% di risorse al Sud, «una vera e propria ingiustizia, che sarebbe sufficiente a giustificare una mobilitazione generale delle popolazioni dell’Italia meridionale per il riequilibrio territoriale del Paese».

 

I Comuni del Sud sono alle prese con una grave crisi di risorse, sia umane che economiche, sono vittime di scelte politiche scellerate, che hanno privilegiato la clientela al merito ed hanno dentro – direttamente o come indotto – decine, centinaia e, in qualche caso, migliaia di persone del tutto inutili a qualsivoglia logica profittevole. E che spesso si avvalgono di ulteriori figure professionali con contratti a termine o consulenziali, più a conferma della logica clientelare che come valore aggiunto. Ebbene, l’incipit del “Recovery Sud” è il varo di un “South new deal”, cioè un «piano straordinario di assunzioni che destini ai Comuni meridionali 5.000 giovani progettisti, con una corsia preferenziale per i cervelli meridionali in fuga al nord e all’estero, che dovrebbero aggiungersi ai 60mila dipendenti chiesti dall’Anci per colmare le carenze di organico di tutti i comuni.

 

Nonostante tutto ciò, credo che valga la pena di battersi per un equo Recovery Sud, perché il processo di “ricostruzione” italiano ed europeo tenga in equilibrio sviluppo e coesione sociale, perché anche il Sud possa giocare un ruolo di primo piano nell’Europa del prossimo decennio.

 

Dunque, lo sviluppo del Mezzogiorno deve essere un grande obiettivo del Piano: per la rilevanza dei divari interni al paese, che in base ai criteri di riparto comunitari hanno determinato la dimensione del finanziamento destinato all’Italia; per motivi di uguaglianza fra i cittadini e di rispetto del dettato costituzionale; per motivi di efficienza economica: gli investimenti nel Mezzogiorno hanno un moltiplicatore più elevato e determinano impatti sull’attività produttiva dell’intero sistema nazionale. Nella sua attuale formulazione il Piano non dà garanzia che le sue risorse saranno investite con questo indirizzo, e ancor meno che ci saranno effetti sulla riduzione delle disparità e sulla crescita del Mezzogiorno e quindi dell’intero paese.

 

Il Contributo del Presidente è stato publicato su Interris

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Con questa attività contribuiamo a raggiungere il goal 8 dell'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile. 

 

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