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La Prossimità per contrastare le solitudini: l’Associazione Culturale Petrolio mette in scena “La mano de

11-11-2022 09:39

Redazione

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La Prossimità per contrastare le solitudini: l’Associazione Culturale Petrolio mette in scena “La mano del gorilla”

Iniziativa dell’Associazione, nostro Nodo di Prossimità, che ha fondato Teatro Zemrude

 

 

 

Prossimità è anche contrasto alle solitudini, rendere una voce la voce di tutti, sentirsi vicini nelle esperienze personali. Perché le emozioni che vive l’altro potrebbero essere le stesse che viviamo noi. L’Associazione Culturale Petrolio di San Cesareo (Lecce) - Nodo di Prossimità di Fondazione Èbbene - ha affidato al teatro il compito di parlare alla comunità, raccontando nello spettacolo “La mano del gorilla” una storia personale, delicata e cruda al tempo stesso, nata in un momento di grande solitudine e difficoltà, quello della pandemia. Parole scritte come in un diario personale che danno voce ai pensieri e alle riflessioni di tanti.

 

«È un momento di riflessione e di critica politica rispetto alla situazione che tutti noi stavamo vivendo in quei mesi», spiega Daniela Diurisi, sound designer che in ogni spettacolo cerca il punto di incontro fra le arti performative e il puro ascolto e che è responsabile, insieme all’attore e regista Agostino Aresu, di Teatro Zemrude, che opera in contesti periferici e marginali raccontando tematiche che vengono individuate come prioritarie per la comunità con l'obiettivo di coinvolgere e riallacciare contatti e rapporti, attraverso l'utilizzo di differenti linguaggi artistici, all'interno della comunità stessa.

 

«Noi eravamo tutti chiusi in casa – chiarisce Daniela Diurisi parlando di come è nato lo spettacolo - lui stava a Milano, nel cuore della pandemia. Un po’ per gioco gli abbiamo restituito questo testo radio raccontato e questo esperimento ci ha unito molto, finché abbiamo deciso di portarlo in scena in una forma ibrida, con spezzoni del podcast e testi – scritti da Paolo Bortolussi - affidate agli attori sul palco».

 

L’ultima messa in scena, lo scorso fine settimana, con un pubblico speciale formato da studenti e studentesse delle scuole superiori. «Per noi è stato un banco di prova rivolgerci a un pubblico così giovane. Ma è stato accolto molto bene, nonostante la storia non rispecchi il vissuto di un ragazzo di 16 anni che, a parte qualche caso, per fortuna non ha ancora vissuto un distacco così grande».

 

Come, invece, l’anziano padre protagonista della storia in cui percorsi di vita personali si mischiano a emozioni che tutti abbiamo sentito e vissuto in questi anni. Un racconto pieno di rispetto e amore per la vita, sulle emozioni, le paure, la rabbia per l'inumano e umanamente disgustoso abbandono di chi è stato lasciato solo. Scritto e pensato per restituire dignità a chi rimane e a chi saluta il mondo.

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