Riparte la propensione al dono, Il professor Zamagni commenta i risultati dell’Italy Giving Report

15/12/2017, 10:34

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Il professor Zamagni commenta i risultati dell’Italy Giving Report pubblicati sul numero di Vita di dicembre: «La ripartenza della propensione al dono ha soprattutto una spiegazione culturale: ormai il superamento dell’idea di un welfare state che...

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15/12/2017, 10:34



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 Il professor Zamagni commenta i risultati dell’Italy Giving Report pubblicati sul numero di Vita di dicembre: «La ripartenza della propensione al dono ha soprattutto una spiegazione culturale: ormai il superamento dell’idea di un welfare state che...



Il professor Zamagni commenta i risultati dell’Italy Giving Report pubblicati sul numero di Vita di dicembre: «La ripartenza della propensione al dono ha soprattutto una spiegazione culturale: ormai il superamento dell’idea di un welfare state che segue la vita dell’uomo dalla culla alla bara ha fatto capolino in una larga parte della popolazione»

I risultati del Giving Report sono innanzitutto una buona notizia. È la fotografia di un popolo generoso che mette in ridicolo quella falsa rappresentazione degli italiani tirchi ed egoisti, che una certa parte del mondo anglosassone ha proposto in questi anni. Il processo di uscita dalla crisi, incominciato già nel 2016, ha senz’altro contribuito, ma la ripartenza della propensione al dono ha soprattutto una spiegazione culturale: ormai il superamento dell’idea di un welfare state che segue la vita dell’uomo dalla culla alla bara ha fatto capolino in una larga parte della popolazione.

Questa impostazione prevede che il cittadino lavori e paghi le tasse, delegando all’amministrazione il compito di redistribuzione del reddito e di fornitura dei servizi sociali. Anche ammesso che lo Stato sia in grado di adempiere a queste funzioni nel modo più onesto e trasparente, non sarebbe comunque in grado di svolgere il compito con efficienza. Questo perché non può generare quei beni relazionali considerati ormai imprescindibili nella società contemporanea.
Pensiamo a un anziano che vive solo. Un welfare state solerte può fornirgli un reddito, un tetto e un pasto, ma non relazioni amicali o di vicinato. Per questo serve una welfare society in grado di rispondere alla sua domanda di prossimità.

Quali sono i soggetti che compongono la welfare society?

I cittadini (associati e non) e la business community. I cittadini donatori e le aziende, sempre più numerose, che hanno compreso come non possano limitare i loro obiettivi alla massimizzazione degli indici produttivi o all’allargamento del perimetro di mercato. La crisi ha accelerato la ripresa di questi circuiti positivi. Stiamo così uscendo da quella sorta di giogo a cui si era ridotto il dualismo neoliberismo/neostatalismo. Donare è l’atto primo di questa nuova pagina, è il modo per incidere responsabilmente in prima persona sull’ambiente che ci circonda e in cui viviamo. E si tratta sempre di più di atti di generosità verso organizzazioni che conosciamo da vicino, della cui vita partecipiamo e di cui vogliamo sapere l’impatto generato.



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