Welfare aziendale, Zamagni: recuperare il modello italiano senza copiare il sistema anglosassone

13/06/2018, 13:01

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Stefano Zamagni, docente universitario, sostene che per applicare sistemi di welfare nelle aziende bisogna recuperare i modelli italiani passati, modificandoli

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 Stefano Zamagni, docente universitario, sostene che per applicare sistemi di welfare nelle aziende bisogna recuperare i modelli italiani passati, modificandoli



Sipotrebbe parlare di rivoluzione in termini di welfare aziendale soltanto se le imprese riuscissero a generare unmodello più vicino al tessuto economico italiano senza copiare in manierapassiva il sistema anglosassone. Ѐ quanto dichiarato da Stefano Zamagni, docente di Economia Politica all’Università diBologna e alla Johns Hopkins University, in occasione dell’evento "Wellfeel. Benessere organizzativo e welfareaziendale", organizzato a Milano dalla casa editrice ESTE. Una due giornidi convegni e approfondimenti su svariati argomenti dove appunto StefanoZamagni ha ribadito la necessità per l’Italia di recuperare le proprie radici emigliorarle per realizzare davvero un welfare aziendale nelle imprese.

Come riporta Askanews,l’agenzia di stampa italiana, il docente sostiene che: "In Italia molti imprenditori non riescono a capire che il welfareaziendale nella versione aziendale. Il contesto americano è diverso dal nostro,il modo di fare impresa degli americani è diverso, non è detto che sia miglioreo peggiore, ma diverso. Allora o noi abbiamo la capacità di recuperare lenostre radici storiche - continua il docente universitario -, e aggiornarle e migliorarle e perfezionarle,o succederà che a parole le imprese si dichiareranno a favore del welfareaziendale, perché è la moda del momento, ma nella pratica diranno ’non ci credo,perché non è adeguata alle nostre caratteristiche".

Zamagni sostiene inoltre che non bisogna dimenticare come lacultura imprenditoriale italiana sia profondamente legata al concetto diwelfare aziendale, basti ricordare appunto figure come Crespi e Olivetti, etrova spazio soprattutto in una dimensione territoriale e di comunità. Ilmodello anglosassone, invece, si applica a imprese di grandi dimensionilasciando in secondo piano gli aspetti relazionali e sociali. "Noi dobbiamo recuperare le nostre radici chesono quelle dell’economia civile - continuaZamagni -. L’imprenditore ’civile’ ènato in Italia. Ѐ ovvio che le nuove caratteristiche dei processi di produzionelegati alla quarta rivoluzione industriale impongono delle modifiche strutturalisia nei modelli di organizzazione sia nel mondo con cui si affronta la competizionedi mercato ed è su questo che è ormai urgente aprire un serio dibattito". 

Fonte della notizia: Askanews, agenzia di stampa italiana


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