Social impact: la finanza chiama con 300 milioni. Ma il Terzo settore deve imparare a rispondere

27/04/2018, 10:16

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Secondo i dati dello studio Social Impact Outlook 2018 di Tiresia saranno consistenti gli investimenti a impatto sociale dei prossimi tre anni. Ma per intercettarli serve una trasformazione del terzo settore imprenditoriale

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 Secondo i dati dello studio Social Impact Outlook 2018 di Tiresia saranno consistenti gli investimenti a impatto sociale dei prossimi tre anni. Ma per intercettarli serve una trasformazione del terzo settore imprenditoriale



300 milioni di euro in tre anni pronti a sostenere imprese a impatto sociale. Il dato è della ricerca Social Impact Outlook 2018 curato da Tiresia centro di ricerca internazionale che opera nel campo dell’Innovazione, Finanza e Imprenditorialità Sociale presso la School of Management del Politecnico di Milano guidato dal professor Mario Calderini.

Un lavoro che, come ha spiegato presentando i dati presso la sede de Il Sole 24 Ore a Milano Calderini, «ci ha impegnato nel cercare di dare un perimetro al mercato della finanza ad impatto sociale. In particolare il tentativo era quello di capire il dimensionamento dell’offerta di capitali da un lato e la investment readiness delle imprese a impatto sociale».

Lo studio di Tiresia è stato per questo organizzato in due parti: per quanto riguarda il lato della offerta di capitale, sono state intervistate, con un protocollo strutturato, 46 istituzioni finanziarie che sono state identificate come potenziali attori del mercato della finanza ad impatto. 
Sul lato della domanda di capitale i ricercatori hanno somministrato, tramite intervista telefonica, un questionario di 50 domande a 3753 organizzazioni ad impatto sociale, raccogliendo 479 questionari completi. «Il campionamento è strutturato per ottenere risultati riferibili all’intera popolazione delle 9382 imprese ad impatto sociale esistenti in Italia secondo i criteri sopra esposti», sottolinea Calderini.

I Risultati
Gli investimenti ad impatto sociale sono stati categorizzati sulla base di tre dimensioni: intenzionalità, misurabilità e addizionalità. Così sono state definite tre categorie di investimenti a impatto sociale: strictly impact, impact, almost impact.
 «Il totale stimato degli asset under management al nella categoria strictly impact è 210,5 milioni. Dei 210 milioni che rientrano nella categoria strictly impact, circa il 23% rientra nella categoria finanziamenti (debito) e 77% nella categoria investimenti (equity). Nella categoria impact, il totale degli asset under management è pari 1,475 miliardi di euro. La categoria almost impact vale invece, in termini di total asset under management, 6,457 miliardi», spiega Veronica Chiodo di Tiresia.

Qualificazione dell’offerta


L’analisi dell’investment readiness delle imprese a impatto sociale si è basata invece su quattro dimensioni di valutazione: gestione degli intangibili e tecnologia, capacità strategica, competenze e complessità dell’organizzazione e orientamento al mercato. Ciascuna delle quattro dimensioni è stata valutata attraverso la rilevazione di un insieme articolato di sotto-dimensioni. «Per quanto riguarda la gestione degli intangibili e la tecnologia, la combinazione di diverse caratteristiche, tra cui l’avere strumenti e politiche di gestione del capitale intellettuale, dei marchi, della proprietà intellettuale e delle competenze tecnologiche, consente di individuare 2321 (su 9382) soggetti a livello italiano che presentano pratiche evolute», spiega Chiodo che continua, «Di queste, 1410 presentano pratiche evolute strettamente rispetto alla gestione delle competenze tecnologiche.
 Sono 4603 invece le realtà che presentano approcci strategici evoluti, che perseguono in altre parole strategie di crescita strutturate, coinvolgono i beneficiari nella progettazione del prodotto o servizio e misurano l’impatto sociale al fine di integrare obiettivi sociali e sostenibilità economica. Per quello che riguarda la complessità organizzativa, sono 705 le realtà che possiedono
una governance inclusiva, una gerarchia organizzativa strutturata e risorse umane con competenze gestionali.
 Per quanto l’orientamento al mercato, tenendo conto della predisposizione al ricorso a fonti finanziarie esterne, alla natura della prima fonte di ricavi e al livello di sovrapposizione tra clienti e beneficiari, le organizzazioni identificate con elevata predisposizione al mercato sono 2448».

Investment readiness

Le conclusioni
«Dalla combinazione di queste variabili stimiamo che ci siano oggi 98 imprese ad altissimo livello di investment readiness e altre 529 imprese che potrebbe raggiungere questo livello nel breve periodo.
 L’insieme delle 627 imprese investment ready ha un valore stimato di immobilizzazioni pari a circa 207 milioni», spiega i numeri Calderini, «Questi dati, rapportati alle disponibilità di capitali per l’impatto sociali stimate, suggeriscono che vi sia, ad oggi, una sovrabbondanza di offerta di capitale rispetto all’effettiva capacità del mercato di assorbimento nel breve termini, escludendo naturalmente possibili soggetti investibili appartenenti al settore profit puro con un orientamento all’impatto sociale. Tuttavia esiste un’ampia platea di imprese a impatto sociale che, adeguatamente supportate attraverso un’adeguata azione di capacity building, possono raggiungere, in
tempi relativamente rapidi, l’investment readiness necessaria ad assorbire l’offerta di capitali che, ad oggi e in prospettiva, si rendono disponibili per le imprese a impatto sociale».

Il Terzo Settore
Il mondo del terzo settore imprenditoriale, delle startup sociali, dunque fa ancora fatica a proporsi. Cooperative sociali, startup a vocazione sociale, imprese sociali ex lege e società benefit oggi non sono ancora pronte per intercettare le aspettative di investitori e finanziatori. Quello che serve è una trasformazione delle forme di imprenditorialità a impatto sociale auspicata anche da Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo e Francesco Profumo, presidente di Compagnia di San Paolo, presenti alla presentazione dei dati.



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